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CORSO ISTRUTTORI ED EDUCATORI CINOFILI
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Storia del Forte Chievo (Sede dell'Associazione - Via Bionde - VR)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Forte Chievo, originariamente Werk Kaiser Franz Josef, è un forte austriaco di Verona, costruito tra il 1850 ed il 1852 per volontà di Radetzky, si progetto del maggiore Conrad Petrasch, direttore della Genie Direction di Verona.
In questo forte, dedicato al giovane imperatore Francesco Giuseppe I d'Asburgo, in tedesco Franz Josef, tutto denota l'importanza dell'opera, da osservare come modello di architettura militare absburgica per le successive fortificazioni di Verona e dell'impero asburgico. È ragguardevole la perfezione geometrica dell'impianto planimetrico, la sua simmetria, l'impiego di raccordi curvilinei, la complessa e razionale articolazione delle parti. Nell'insieme e nei particolari, risalta la qualità costruttiva e la bellezza delle opere di pietra, con i paramenti murari a conci di "tufo" (calcare nummulitico locale) a opus poligonale. Il forte è tutt'oggi conservato quasi integralmente, e si trova in discrete condizioni.

Il forte è a tracciato poligonale (un sistema poligonale misto della scuola fortificatoria neotedesca), con ridotto centrale e ridotto di gola ed impianto a lunetta simmetrica. Il forte chiudeva il campo trincerato a settentrione; a sinistra faceva sistema con il Forte Croce Bianca. Batteva il terreno antistante verso le strade per Pescantina e Peschiera. Il fianco destro e il fronte di gola battevano l'ansa dell'Adige e prendevano d'infilata la ferrovia per Bolzano. Il forte verrà integrato nella linea del successivo ingrandimento del campo trincerato (1861).

Il ridotto casamattato si compone di due parti:
nel centro dell'opera, il ridotto principale, a corpo lineare angolato, si eleva su un solo piano, con copertura terrapienata, ordinata per l'artiglieria a cielo aperto; anche il piano terra, con i ricoveri per la guarnigione, è ordinato per l'artiglieria in casamatta;
al centro del fronte di gola, si eleva il ridotto di gola, su due piani e copertura con postazioni di artiglieria. La parte sporgente verso l'esterno è ordinata sui due piani con feritoie per fucilieri, e cannoniere, per battere il fronte di gola e per l'azione lontana. Il grande terrapieno a forma di lunetta è ordinato per le artiglierie da fortezza, su postazioni a cielo aperto.
Protetta dalla massa coprente di terra, al centro dell'opera, è inserita la polveriera a prova di bomba; altre due polveriere sono situate rispettivamente nel ridotto principale e nel ridotto di gola.

La scarpata esterna del terrapieno scende sino al livello del fosso asciutto perimetrale, dove è presidiata dal muro distaccato alla Carnot, con feritoie per fucilieri. Ai due angoli, arrotondati, sporgono le caponiere casamattate per il fiancheggiamento del fosso, provviste di cannoniere e fuciliere. La controscarpa del fosso è rivestita dal muro aderente solo in corrispondenza delle caponiere. Due poterne, adiacenti alle ali del fronte di gola, mettono in comunicazione il piazzale interno del forte con il cammino di ronda, lungo il muro alla Carnot, e con le caponiere.
Nel fronte di gola, in posizioni simmetriche rispetto al ridotto, sono inseriti due maestosi portali neoclassici architravati, con bugne di pietra da taglio, provvisti di ponte levatoio sul fosso diamante.

All'interno, ulteriori portali e ponti levatoi rendono il ridotto isolabile dal resto del forte, per l'ultima difesa dell'opera.

 

Bibliografia

AA. VV, Il Quadrilatero: nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, Verona, Comune di Verona, 1967.
G. Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970.
G. Beltramini, Le strade di Verona entro la cinta muraria, Verona, 1983.
A. Sandrini e P. Brugnoli, Architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Banca popolare di Verona, 1988.
A. Sandrini e P. Brugnoli, Architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona, Banca popolare di Verona, 1994.
AA. VV, Verona. La città e le fortificazioni, Roma, 2005.

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